Il “progetto cicogne” di LIPU Milano

STORIA DI CICOGNE … E DI ANGELI CUSTODI

Di Thomas Giglio – LIPU Milano 
Parma, 26 agosto 2010

 

Questa storia comincia a metà aprile, quando alla nostra sezione arriva la segnalazione di un cittadino che dice di aver visto due cicogne su di un nido di fianco alla tangenziale di Milano. C'è di che essere scettici, sia perchè le conoscenze ornitologiche dei milanesi sono bassine (riceviamo spesso telefonate che dicono più o meno testualmente così: "ho trovato un uccello in difficoltà, penso sia un merlo od un passero od un piccione, però non posso escludere sia un falco") sia perchè -anche se qualche recente tentativo di riproduzione in provincia c'è stato - le cicogne mancano come nidificanti dall'area metropolitana di Milano da circa trecento anni.

Decidiamo comunque di controllare ed ecco la sorpresa: il nido c'è davvero, ed i due adulti non sono inanellati, segno che non provengono dai vari centri di ripopolamento sparsi sul territorio ma sono -verosimilmente- esemplari migratori. Rimane il mistero di cosa li abbia spinti a metter su casa qui, su di un palo come ce ne sono tanti, alto 6 metri e distante altrettanto dal margine della carreggiata di una delle autostrade più trafficate d'Italia.  Intorno, un campo di grano chiuso su tutti i lati da svincoli e rampe di tangenziale, sorta di enclave pseudorurale nel pieno del tessuto urbano: il più classico dei non-luoghi insomma. Forse - a voler forzare un'interpretazione - potremmo dire che le cicogne, prese tra l'istinto che le spinge a nidificare presso gli umani e la consapevolezza dei pericoli che quegli umani comportano, abbiano optato per una via di mezzo: vicini sì, ed anche ben visibili, ma al tempo stesso fuori della portata di chiunque.

 

Comunque sia, resta il fatto che le cicogne ci sono e vanno protette dai possibili rischi (le collisioni con gli automezzi, la folgorazione contro i cavi del vicino elettrodotto, le possibili "iniziative" dei curiosi, ecc). Inoltre l'occasione sembra perfetta per fare un po' di divulgazione, spiegando alla gente -che intanto continua a scrivere chiedendo informazioni - cosa sta succedendo. Infine, dal punto di vista scientifico, sembra importante raccogliere dati circa gli adattamenti comportamentali che questo ambiente particolare aveva richiesto.

osservare le cicogne a milano in modo coretto  visite guidate LIPU,  osservare le cicogne a milano in modo coretto foto: K. archivio LIPU

La prima soluzione è stata "Campo cicogna": trovato uno stradello tra i campi che portava esattamente di fronte al nido, ma sul lato opposto rispetto all'autostrada (quindi in completa sicurezza per noi e per gli uccelli), ci siamo attrezzati con cannocchiale e taccuino per fare monitoraggio e visite guidate. Nonostante un certo successo (circa cento i visitatori coinvolti nelle varie uscite, tante e tante le ore di osservazione accumulate) è stato presto chiaro che se volevamo portare il monitoraggio fino in fondo (cioè fino a settembre) serviva altro. Oltre tutto l'idea di attraversare la città per mettersi a bordo tangenziale sotto il sole a picco a guardare degli uccelli che per la gran parte del tempo stanno immobili attirava gli appassionati ma -per qualche strana ragione - non faceva breccia su di un pubblico più vasto...

Ecco allora la seconda soluzione: installare una web cam che permettesse ai volontari un monitoraggio davvero costante (pronti ad intervenire in caso di emergenza) e a tutti di godere comodamente dello spettacolo.
Facile a dirsi, meno a farsi: in un tempo ed un luogo in cui siamo tutti costantemente sotto l'occhio delle telecamere, piazzarne una in un campo di grano e collegarla ad internet è impresa ardua. Ne siamo venuti a capo solo grazie ad un grande lavoro di squadra, e proprio questa capacità di costruire legami col territorio -ricucendolo sia da un punto di vista fisico che sociale - è stata il valore aggiunto del progetto.

In primis serviva qualcuno che avesse l'esperienza e la sensibilità necessarie per curare l'aspetto tecnico dell'installazione, ed il contatto è stato trovato grazie ad uno dei partecipanti alle visite guidate: lui ci ha presentato la persona che -tra le altre cose - si è occupata della webcam messa dal Parco dello Stelvio nel nido del gipeto. Il comune di San Giuliano milanese -sul cui territorio sorge il nido e che è stato coinvolto nel progetto fin da subito - ha fatto da tramite con una Società con sede nelle vicinanze ma interessi in tutto il mondo, che si è offerta di coprire i costi. Il contadino che coltiva il campo ha acconsentito di buon grado a lasciarci installare le apparecchiature (ed inoltre ha accettato di rinunciare a una parte del raccolto per lasciare una fascia di rispetto intorno al nido). Grazie ad un socio della Sezione di Parabiago (che ha collaborato al nostro progetto) abbiamo individuato un provider disponibile a fornire l'installazione necessaria per il collegamento online in tempi rapidi (e per di più gratis). A questo punto sembrava tutto pronto, ed invece mancava l'elemento più importante: abbiamo scoperto infatti che nel campo in questione non c'era copertura wireless. L'unica soluzione era quella di trovare un qualche punto di riferimento in vista rispetto al nido ma alto abbastanza da poter ricevere il segnale dai ripetitori. Ricordo ancora il momento in cui alzando gli occhi e guardandoci intorno a 360 gradi abbiamo trovato nel piatto skyline milanese la sagoma aggraziata del campanile dell'Abbazia di Viboldone, un gioiello costruito nel '300 dai monaci Umiliati (che oltretutto sono responsabili -come e forse ancor più dei Cistercensi - di quelle innovazioni in campo agricolo quali il sistema delle marcite e dei fontanili, cui si deve - oltre alle fortune economiche di Milano - la presenza di uccelli quali aironi e cicogne nelle nostre zone). Abbiamo scritto subito alle monache che vivono nell'Abbazia, spiegando la situazione. Loro dapprima sono titubanti: a sentir parlare di webcam si preoccupano e temono intromissioni nella loro vita ritirata. Le tranquillizziamo spiegando che ci basta installare una piccola antenna per "rimbalzare" il segnale, ed accettano.

cicogne sul nido, sergio reinhardt, 10/06/10     nido cicogne, 10/06/25 

foto: S. Reinhardt. archivio LIPU  foto: K. archivio LIPU

 

A questo punto tutto è pronto e nel frattempo anche le cicogne "collaborano": incuranti di una delle primavere più piovose e fredde del secolo hanno portato avanti la cova e così a fine maggio nascono i piccoli (prima tre e poi -qualche giorno più tardi - un quarto).

Intanto si crea un circolo virtuoso per cui qualche giornale si interessa al progetto, questo fa crescere i contatti sul sito e di conseguenza aumenta la copertura mediatica e così via.

 

Se quindi la webcam raggiunge i risultati sperati dal punto di vista divulgativo, ancora maggiore è il successo sotto il profilo protezionistico. Accade infatti che uno dei piccoli cada dal nido e si veda chiaramente nelle immagini muoversi alla base del palo. Che fare? La voglia di intervenire è frenata dalla consapevolezza che così facendo perderemmo irrimediabilmente qualcosa. Ogni animale infatti non è solo un'entità biologica, ma anche -e soprattutto - un'entità culturale; riflette non solo i geni della sua specie ma anche la "storia", le abitudini, gli adattamenti della popolazione di cui fa parte. Soccorrere un piccolo per allevarlo in condizioni "artificiali" vuol dire salvare il primo aspetto ma perdere il secondo. Forti di queste considerazioni, abbiamo passato le successive 48 ore attaccati al video sperando di cogliere qualche segno di interazione tra gli adulti ed il giovane. Ma evidentemente non rientra tra le routine della specie quello di occuparsi dei piccoli caduti (più che comprensibile d'altronde visto che in genere i nidi sono a decine di metri di altezza e quindi non consentono sopravvissuti); alla sera del secondo giorno decidiamo di intervenire, raccogliamo il giovane in condizioni ormai critiche e lo portiamo ormai a notte fatta direttamente a casa della Responsabile del Centro di recupero LIPU "la Fagiana". Seguono giorni convulsi in cui i volontari pendono dalle labbra della Responsabile che -tramite la mailing list della Sezione - diffonde bollettini medici due volte al giorno: il piccolo è sotto flebo e non sembra reattivo. Il terzo giorno possiamo sciogliere la prognosi: si salverà. Difficile dire se potrà essere riaggregato alla famiglia in tempo per la migrazione, ma di certo potrà tornare ad una vita libera. Basterebbe questo a ripagare i tanti sforzi profusi.

Il progetto però va avanti, i tre giovani rimasti al nido crescono e a circa 65 giorni dalla nascita provano il primo volo. Da quel momento guardare le immagini a video diventa ancora più divertente: è tutto un susseguirsi di decolli e partenze, sempre con l'orologio in mano per cronometrare la durata delle assenze che man mano si allunga.

Certo, vedere il nido ormai vuoto fa malinconia, ma la speranza è che il prossimo aprile si possa riempire di nuovo: noi comunque, nel dubbio, già da marzo provvederemo a piazzare nuovamente la webcam, in modo da non farci trovare impreparati!